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Le virtù Cardinali

Le virtù cardinali: Prudenza

   La prudenza è la prima dell’elenco delle quattro virtù cardinali e non a caso. È una virtù decisamente poco cercata, anzi qualche volta vista come un rallentamento inutile, una moderazione non necessaria che impedisce uno sviluppo completo e rapido dell’io, una sua piena manifestazione.

   La logica digitale che fa credere tutto possibile e facile, (vero proprio perché facile!) evita la moderazione della prudenza, davanti alla tentazione pervasiva e accattivante di provare tanto, tutto e sempre, con l’illusione di non pagare le conseguenze, protetti e nascosti dietro l’anonimato di uno schermo o perché non ci si rende conto degli effetti causati.

   In realtà sono tutte ragioni che portano a dire che ne abbiamo ancora più bisogno! È una virtù, cioè una «disposizione abituale e ferma a fare il bene», come spiega il Catechismo (nr. 1803).

   Le virtù permettono non soltanto di compiere atti buoni ma di dare il meglio di sé, perché la persona virtuosa cerca e prepara il bene; lo sceglie in azioni concrete e lo rende possibile ad altri.

   La prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. L’uomo «accorto controlla i suoi passi» (Proverbi 14,15). «Siate moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera» (1 Pt 4,7). Essa non si confonde con la timidezza o la paura, né con la doppiezza o la dissimulazione.

   La prudenza è senso di responsabilità, è agire facendosi carico delle proprie azioni perché un uomo prudente non gioca né con la propria vita né con quella degli altri, ne conosce il valore, sa che il tempo perduto non torna, che le occasioni mancate non si ripresentano, che le parole non dette sono molto amare e quelle dette male producono dolore profondissimo.

   L’uomo senza legami, 'dissoluto' non è prudente, come il figlio giovane della parabola, perché è facilmente accecato dalle ricchezze e dal benessere e non si rende conto.

   Solo nella carestia rientra in sé stesso e riscopre l’importanza di quel legame che gli sembrava un limite e dal quale si era voluto sciogliere.

   Ecco cos’è la prudenza: uomini che rientrano in sé stessi e trovano così la gioia piena della casa del Padre, quella di cui hanno bisogno.

   La prudenza è la virtù del discernimento, dono che bisogna chiedere allo Spirito Santo e allo stesso tempo dobbiamo coltivare «con la preghiera, la riflessione, la lettura e il buon consiglio», si legge nella Gaudete et exsultate al punto 166.

   Prudente è chi sa guardare le cose come sono, senza preconcetti, liberi dalle deformazioni, dalla paura, dagli interessi personali o collettivi, dalle temibili semplificazioni che ci sembrano dare finalmente la chiarezza e la risposta attesa e invece cancellano la realtà, la riducono a quello che io vedo, non ne capiscono le correnti profonde e non la sanno cambiare.

   Il prudente non diventa profeta di sventura che vive di un passato spesso inesistente, ma nella storia, sa riconoscere sempre «i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso al di là delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa'. Semplici come colombe e prudenti come serpenti per cambiare il mondo e per sconfiggere il nemico della vita.

Cfr.: Mons. Matteo M. Zuppi

Don Valerio