Benvenuti!

La Comunità Cattolica Italiana di Mannheim, che ha come patrono San Giovanni Bosco, fu istituita da don Antonio Mattalia il 13 aprile 1960. Nel 1998 il Missionario don Antonio fu sostituito da don Domenico Fasciano e dal 1 settembre 2008 continua l´opera pastorale don Valerio Casula.

   Ci sono persone che guardano le cose come sono                     
e dicono: è sempre stato così.
E non cambiano niente!
   Io sogno qualcosa di diverso
e mi chiedo: perchè no?
E mi do da fare perchè si realizzi.
(Don Valerio)

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Oggi e domani

Oggi

   Il nostro oggi sembra pieno di tradimento e di peccato, di alleanze infrante, di occasioni perdute.

   Così l’Avvento ogni anno sembra mettere in crisi il presente. Il suo salmo-guida, quasi colonna sonora, il salmo 84 grida un presente carico del giudizio di Dio: «Rialzaci, Dio nostra salvezza, e placa il tuo sdegno verso di noi. Forse per sempre sarai adirato con noi, di età in età estenderai il tuo sdegno?» (Sal 84,5-6).

   Come Isaia, anche la chiesa annuncia nell’oggi inquieto degli uomini il giudizio di un Dio…. che salva, che traccia strade per il ritorno.

   Come Giovanni, anche la chiesa dice nell’oggi incerto del mondo che il regno è qui, non altrove.

   Come Maria, anche la chiesa, porta la Parola nell’oggi dei popoli, in un presente che è sempre gravido di un Dio da generare non fuori del tempo, non oltre, non nonostante il tempo, ma… oggi! 

   La liturgia dell’avvento è anche tutta ritmata da un tempo del verbo, l’imperativo: Vegliate! Rallegratevi! Dite agli sfiduciati! Aspettate! Preparate la via! Alzate il capo!… Gerusalemme, sorgi e sta’ in alto: e contempla la gioia che a te viene dal tuo Dio (Bar 5,5; 4,36)! … Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza (Sal 84,8)!

   E un grido sopra tutti: Vieni!

   L’avvento ha senso perché porta a cantare “il Bambino è nato” della Messa della notte a cantare l’ Emmanuel il Dio-con-noi, la sua presenza alla storia e nella storia.

   Il nostro evangelizzare parla a questo oggi?

   È il compito di ogni profeta, che deve portare un popolo dalla schiavitù alla libertà, dire nell’oggi il progetto di Dio che abbraccia il futuro: «Oggi sapete che il Signore viene a salvarci: domani vedrete la sua gloria.

   Le nostre liturgie sono consapevoli di essere assemblee convocate oggi, non nel passato e non ancora nel futuro?

   La nostra testimonianza, la carità, sta concretamente obbligando le nostre comunità a non distogliere gli occhi dalla propria gente e dalle mille miserie che riempiono il tempo o abbiamo così istituzionalizzato l’amore e la beneficenza tanto da far sopravvivere strutture che, nate nel passato, non rispondono più ai bisogni presenti?

   Maranatha - Vieni, Signore Gesu'!

 

Domani

«Domani si rivelerà la gloria del Signore, e ogni uomo vedrà la salvezza del nostro Dio». (Natale, messa della vigilia, antifona alla comunione: cf. Is 40,5). 

   Ogni oggi muore e diventa un domani.

   L’avvento si fa carico di ricordare alla chiesa che tutto non si chiude nell’oggi, anche se tutto – anche la salvezza- si gioca nell’oggi, nel presente, in questa storia e non in un’altra.

   La liturgia dell’avvento è ritmata da questo avverbio di tempo: domani! La liturgia dell’avvento è anche tutta ritmata da un altro tempo del verbo, il futuro: Verrà! Sorgerà! Apparirà! Sion, sarai rinnovata!

   Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

   L’avvento è il tempo liturgico che educa e concretizza l’attendere: «Attenderò il Signore il mio Salvatore e lo aspetterò ora che è vicino, alleluia!».

   Una attesa contenta non depressa: «Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino» (Fil 4,4.5).

   Attendere e gioire sembrano atteggiamenti estranei l’uno all’altro e forse fuori moda nella nostra cultura., dove si gioisce solo se si possiede e si trattiene, e dove il desiderio e l’attesa vengono percepiti solo come ansia e incertezza. 

   Siamo in un’epoca che necessita di una nuova evangelizzazione.

   L’avvento, che guarda al futuro, prescrive all’evangelizzatore le virtù dell’attesa e della gioia, perché l’annuncio non sia nostalgico ma entusiasta.

   Abbiamo bisogno di evangelizzatori capaci, oltre che sul peccato dell’uomo e la sua chiusura al progetto di Dio, di puntare il dito anche per indicare la via nuova e appianata che Dio solo sa aprire nella steppa e nel deserto per portare altrove il suo popolo.

   Il tempo di sosta che aiuta l’attesa, il luogo accogliente che nutre la gioia è l’assemblea eucaristica.

   Di questo respira la nostra Messa domenicale: c’è canto, c’è festa, c’è famiglia, comunità.

(Liberamente tratto da: Daniele Piazzi, Meditazioni sull’Avvento)

Don Valerio