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La Comunità Cattolica Italiana di Mannheim, che ha come patrono San Giovanni Bosco, fu istituita da don Antonio Mattalia il 13 aprile 1960. Nel 1998 il Missionario don Antonio fu sostituito da don Domenico Fasciano e dal 1 settembre 2008 continua l´opera pastorale don Valerio Casula.

   Ci sono persone che guardano le cose come sono                     
e dicono: è sempre stato così.
E non cambiano niente!
   Io sogno qualcosa di diverso
e mi chiedo: perchè no?
E mi do da fare perchè si realizzi.
(Don Valerio)

GIUBILEO DELLA MISERICORDIA Guarda tutte le notizie »

Il ricettacolo della Misericordia

   Il ricettacolo della Misericordia è il nostro peccato. E’ così semplice.

   Ma spesso accade che il nostro peccato è come un colabrodo, come una brocca bucata dalla quale scorre via la grazia in poco tempo: «Perché due sono le colpe che ha commesso il mio popolo: ha abbandonato me, sorgente di acqua viva, e si è scavato cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua» (Ger 2,13).

   Da qui la necessità che il Signore esplicita a Pietro di “perdonare settanta volte sette”.

   Dio non si stanca di perdonare, ma siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono.

   Dio non si stanca di perdonare, anche quando vede che la sua grazia sembra non riuscire a mettere forti radici nella terra del nostro cuore, quando vede che la strada è dura, piena di erbacce e sassosa.

   Egli torna nuovamente a seminare la sua misericordia e il suo perdono, e torna e torna e torna… settanta volte sette.

   Il Signore non solo non si stanca di perdonarci, ma rinnova anche l’otre nel quale riceviamo il suo perdono. Utilizza un otre nuovo per il vino nuovo della sua misericordia, perché non sia come un vestito rattoppato o un otre vecchio. E questo otre è la sua misericordia stessa: la sua misericordia in quanto sperimentata in noi stessi e in quanto la mettiamo in pratica aiutando gli altri.

   Il cuore che ha ricevuto misericordia non è un cuore rattoppato ma un cuore nuovo, ri-creato. Quello di cui dice Davide: «Crea in me un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo» (Sal 50,12).

   È un cuore che sa di essere ricreato grazie alla fusione della sua miseria con il perdono di Dio, e per questo “è un cuore che ha ricevuto misericordia e dona misericordia».

   È così: sperimenta i benefici della grazia sulla sua ferita e sul suo peccato, sente che la misericordia pacifica la sua colpa, inonda con amore la sua aridità, riaccende la sua speranza.

   Per questo, quando, nello stesso tempo e con la medesima grazia, perdona chi ha qualche debito con lui e commisera coloro che sono anch’essi peccatori, questa misericordia si radica in una terra buona, nella quale l’acqua non si perde ma dà vita.

   Nell’esercizio di questa misericordia che ripara il male altrui, nessuno è migliore, per aiutare a curarlo, di colui che mantiene viva l’esperienza di essere stato oggetto di misericordia circa il medesimo male.

   Guarda te stesso; ricordati della tua storia; raccontati la tua storia; e vi troverai tanta misericordia.

   Vediamo che, tra coloro che lavorano per combattere le dipendenze, coloro che si sono riscattati sono di solito quelli che meglio comprendono, aiutano e sanno chiedere agli altri.

   Così, il vero recipiente della misericordia è la stessa misericordia che ciascuno ha ricevuto e gli ha ricreato il cuore, quello è «l’otre nuovo» di cui parla Gesù (cfr Lc 5,37), il “pozzo risanato”.

Cfr. Papa Francesco, 2 giugno 2016